LUCIO BATTISTI

Biografia

Lucio Battisti nacque il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone. La sorella Albarita nacque nel 1946 e morì nel 2003, a causa di un tumore.

Il giovane Lucio Battisti muove i primi passi nel mondo della musica imparando a suonare la chitarra da autodidatta. Si trasferisce con i genitori a Roma nel 1947, e dopo un periodo di gavetta a Napoli con I Mattatori e successivamente con I Satiri, si trasferisce a Milano, dove Lucio Battisti si unisce a I Campioni, il gruppo che accompagna Tony Dallara capitanato da Matano.

È proprio Matano, che ha più volte rivendicato una sorta di "primogenitura" nella scoperta del talento di Lucio Battisti, a spronarlo a scrivere canzoni. Ne nacquero alcuni pezzi, come "Se rimani con me", i cui testi erano stati scritti da Matano (ma depositati a nome di Lucio Battisti perché l'amico non era iscritto alla SIAE), che rimasero perlopiù o sconosciuti o addirittura mai pubblicati. Tuttavia, alcuni di questi pezzi furono successivamente rimaneggiati da Lucio Battisti sulla base di nuovi testi di Mogol, come "Non chiederò la carità", che diverrà "Mi ritorni in mente".

Il 14 febbraio del 1965 Lucio Battisti riesce ad avere un appuntamento con Franco Crepax: durante il provino viene notato da Christine Leroux, cacciatrice di talenti per la casa discografica Ricordi. Fu lei una delle prime a credere nel talento di Lucio Battisti, e a procurargli il "fatale" appuntamento col paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol.

Nel 1966, fu lo stesso Mogol a insistere con Lucio Battisti, scettico egli stesso circa le proprie doti vocali, perché cantasse in prima persona le sue canzoni, anziché limitarsi ad affidarle ad altri artisti.

Lucio Battisti esordì quindi come solista con il 45 giri che includeva "Per una lira" e "Dolce di giorno", con modesti risultati di vendite. Le due canzoni vennero poi portate al successo rispettivamente dai "Ribelli" capitanati da Demetrio Stratos e dai "Dik Dik".

Nel 1967 Mogol e Lucio Battisti sono gli autori di "29 settembre", interpretata dall'Equipe 84, un clamoroso successo che arriva al primo posto della hit parade grazie alla trasmissione radiofonica Bandiera gialla. Sempre in quell'anno scrivono un altro grande successo per l'ex Camaleonte Riki Maiocchi, la celebre "Uno in più", considerata una canzone-manifesto della cosiddetta linea verde con cui Mogol intendeva perseguire un rinnovamento della tradizione musicale italiana, lavorando con giovani cantanti e autori quali Lucio Battisti. Sempre nel 1967 Lucio Battisti suona la chitarra ne "La ballata di Pickwick", sigla iniziale e finale dello sceneggiato di Ugo Gregoretti Il Circolo Pickwick; la canzone è cantata da Gigi Proietti, che in seguito ricorderà il suo unico incontro con Lucio Battisti.

Nel 1968 Lucio Battisti incide "Prigioniero del mondo", una canzone scritta dall'eccellente musicista Carlo Donida con testo di Mogol, che doveva essere originariamente interpretata da Gianni Morandi, e che Lucio Battisti porta con scarso successo alla manifestazione Un disco per l'estate dello stesso anno.

Con "Balla Linda" Lucio Battisti partecipa al Cantagiro, dove si classifica al quarto posto, entrando per la prima volta, con una canzone da lui interpretata, in hit parade.

Dopo due "bocciature" di Lucio Battisti come autore: nel 1967 con "Non prego per me" eseguita da Mino Reitano e dagli Hollies, e nel 1968 con "La farfalla impazzita" per Johnny Dorelli, nel 1969 Lucio Battisti debutta come cantante al Festival di Sanremo con la bella canzone "Un'avventura". In questa canzone, Lucio Battisti riesce a conciliare la melodia italiana con le atmosfere e i suoni del Rhythm and blues, in particolare con una caratteristica e vigorosa sezione fiati; non a caso l'interprete straniero che viene affiancato a Dorelli è Wilson Pickett, un "mostro sacro" di quel genere musicale. Il brano entra in finale e si piazza a metà classifica, ma sarà solo l'inizio di un anno veramente straordinario.

Dopo aver attirato l'attenzione anche con "Non è Francesca" - delicata canzone inserita sul lato B di "Un'avventura" e dotata di una lunga ed interessante "coda" strumentale - Lucio Battisti pubblica il brano "Acqua azzurra, acqua chiara" con cui spopolerà al Festivalbar ottenendo il primo premio, dopo aver già guadagnato il terzo posto al Cantagiro.

Sigla di chiusura della finale del Festivalbar era un'altra canzone scritta da Lucio Battisti insieme a Mogol: "Questo folle sentimento", canzone dall'atmosfera vagamente psichedelica e giudicata ardita per gli schemi musicali tradizionali, affidata alla Formula Tre, il gruppo fondato dal chitarrista Alberto Radius insieme a Tony Cicco e Gabriele Lorenzi.

Nello stesso periodo, una vecchia canzone scritta da Mogol e Lucio Battisti, "Il paradiso della vita", viene ripresa dal gruppo inglese degli Amen Corner, raggiungendo il primo posto delle classifiche di vendita britanniche. La canzone sarà quindi riproposta nel nostro paese da Patty Pravo col titolo "Il paradiso". Alla cantante veneziana, oramai diventata una diva a tutti gli effetti, Lucio Battisti regalerà poi "Per te", interpretata dalla Pravo in ogni show cui partecipava.

Verso la fine del 1969, a coronamento di un anno gratificante, Lucio Battisti pubblica il brano "Mi ritorni in mente", felice sintesi musicale tra atmosfere blues e un'orchestrazione che la critica definirà addirittura "pucciniana". Sempre alla fine dell'anno esce il suo primo album, intitolato semplicemente "Lucio Battisti", nel quale sono raccolti i singoli di maggior successo incisi da Lucio Battisti fino ad allora, assieme a quelle canzoni scritte da lui e già portate al successo da altri cantanti e gruppi, stavolta re-interpretate dallo stesso Lucio Battisti. Il retro della copertina dell'album reca le fotografie di Mogol, di Maurizio Vandelli, leader degli Equipe 84, e dei componenti del gruppo Dik Dik, come ringraziamento per aver contribuito al suo successo.

Dello stesso anno è un altro avvenimento, fondamentale per la vita privata di Lucio Battisti: l'incontro con Grazia Letizia Veronese. Grazia, era segretaria del clan di Adriano Celentano. La Veronese fu compagna di vita di Lucio Battisti dal 1969 fino alla morte, dandogli il figlio Luca.

Gli anni settanta, in particolar modo nella prima metà, sono gli anni in cui Lucio Battisti arriva al culmine della popolarità e successo. I suoi album sono costantemente ai primi posti nelle classifiche di vendita degli anni che vanno dal 1971 al 1980.
Nel 1973, caso raro nella storia discografica italiana, Lucio Battisti riesce a conquistare il primo ed il secondo posto in classifica con "Il mio canto libero" e "Il nostro caro angelo", distanziando cantanti e gruppi di respiro internazionali come i Pink Floyd e Elton John.

Il look di Lucio Battisti è inconfondibile, apparentemente trasandato e al tempo stesso originale: lunghi capelli ricci, giacchette beat, abiti poco costosi con una certa predilezione per le camicie indiane. Lucio Battisti si mostra così anche nelle non frequenti apparizioni televisive, scandalizzando taluni "benpensanti" ma suscitando un moto di identificazione nei giovani. Ben presto, nonostante le critiche di alcuni tradizionalisti che ne biasimano soprattutto il modo di cantare, Lucio Battisti diventerà una figura popolare e apprezzata anche presso un pubblico non strettamente giovanile.

Il modo di cantare di "sentimenti" da parte di Lucio Battisti, grazie ai testi di Mogol, è rivoluzionario rispetto alla tradizione, spesso melensa e scontata. In un'epoca in cui il cantare d'amore e di sentimenti appariva destinato al declino a favore del diretto impegno politico di cantanti e cantautori, Lucio Battisti va in controtendenza, conquistando, a queste tematiche, un pubblico che saprà riscoprire, tra le righe dei testi delle sue canzoni, una quotidianità della vita di coppia trascurata dalla canzone d'amore tradizionale.

In quest'anno, Lucio Battisti matura la decisione di non effettuare più esibizioni pubbliche, rifiutandosi di partecipare al Festival di Sanremo e a Canzonissima, manifestazioni da lui ritenute non adatte a un discorso artistico di qualità, tanto è vero che non vi porterà più sue canzoni neanche come autore.

Quanto ai concerti, dopo un breve tour con la Formula Tre che pure ebbe notevole successo, Lucio Battisti deciderà di non farne più.Non si lascerà più fotografare - se non dal fotografo della Numero Uno Cesare Montalbetti e quasi esclusivamente per le copertine dei dischi - e svilupperà sempre più una sinergia artistica e umana con Mogol, che, da allora, fino al 1980 non scriverà più testi per altri interpreti se non per Lucio Battisti.

I due amici, Mogol e Lucio Battisti, prenderanno casa nello stesso luogo, a Dosso di Coroldo, nella quiete della campagna brianzola, coltiveranno le tematiche ecologiche e intraprenderanno un famoso viaggio a cavallo da Milano a Roma. Si impegneranno inoltre nel segno della solidarietà con i concerti annuali che Lucio Battisti, accompagnato da Mogol e senza alcuna pubblicità, soleva dedicare solamente ai giovani ammalati dell'Istituto dei Tumori di Milano.

Nel 1971, timorosi che le scelte aziendali della Ricordi limitassero la loro creatività, Lucio Battisti e Mogol attueranno una vera e propria scissione passando alla nuova etichetta, fondata da Mogol già nel 1969, dallo spirito altamente innovativo, la Numero Uno. In quest'avventura trascineranno, oltre ai fedeli amici della Formula Tre e della Premiata Forneria Marconi, gli autori più giovani e promettenti della Ricordi, quali Mario Lavezzi e Oscar Prudente, nonché nomi già affermati della musica italiana come Tony Renis e Bruno Lauzi. La separazione dalla Ricordi non sarà economicamente indolore, poiché la casa discografica pretenderà, come buonuscita, oltre a una certa somma di denaro, la pubblicazione di un certo numero di singoli ed album di Lucio Battisti.

Spesso sotto l'egida di un Lucio Battisti autore e produttore, la Numero Uno terrà a battesimo moltissimi nuovi talenti quali Mia Martini, Adriano Pappalardo, Edoardo Bennato, Eugenio Finardi e Gianna Nannini. Vero e proprio manifesto della nuova casa discografica sarà il programma televisivo "Tutti insieme", andato in onda su Rai Due, nel quale tutti gli artisti della nuova "scuderia" si avvicendano - dal vivo - in performances dei loro successi e danno luogo a jam sessions improvvisate; in una di esse, Lucio Battisti dà buona prova anche come batterista.

Nel maggio dello stesso anno esce un altro dei suoi capolavori di Lucio Battisti, "Pensieri e Parole", per cinque settimane al primo posto della classifica dei singoli più venduti; nel brano a due voci in contrappunto Lucio Battisti fa ricorso a una soluzione inedita per l'epoca e canta, sovraincidendole, entrambe le linee melodiche.

Nel 1972 un anno straordinario per produzione discografica e successo di vendite riscosso (forse l'anno in cui Lucio Battisti raggiunge l'apice della popolarità), Lucio Battisti pubblica nuovamente un album di inediti, "Umanamente uomo: il sogno". L'LP, insieme al singolo "I giardini di marzo" (sul retro "Comunque bella"), ottenendo un enorme successo, dimostrando definitivamente la piena maturità artistica di Lucio Battisti, capace di articolarsi sul discorso complessivo di un album e non più solamente su singoli destinati a LP antologici. Tra i brani di Lucio Battisti, oltre a quelli del singolo, la maliziosa "Innocenti evasioni", la divertente "Il leone e la gallina", il suggestivo strumentale "Umanamente uomo", l'ipnotica "Sognando e risognando" (poi interpretata anche dalla Formula Tre) e poi un altro brano che diventò un evergreen: ... "E penso a te". Quest'ultima canzone, inizialmente posta sul retro di un 45 giri di Bruno Lauzi (che aveva sul lato A Mary oh Mary) e passata inosservata, ripresa da Lucio Battisti, ottenne un grande successo, tanto da essere riproposta negli anni in innumerevoli cover.

Nel gennaio del 1973 il 33 giri di Lucio Battisti "Il mio canto libero" (pubblicato nel novembre 1972) arriva in testa alle classifiche e vi rimane per undici settimane: è considerato uno dei vertici della sua carriera e contiene tra le altre canzoni la celebre "Io vorrei...non vorrei...ma se vuoi", incisa in inglese da Mick Ronson, il chitarrista di David Bowie.

Appare evidente ormai come i dischi di Lucio Battisti siano frutto di un lavoro lungo e meticoloso dove nulla è lasciato al caso, nemmeno le copertine, per anni realizzate dallo stesso fotografo, Cesare Montalbetti. Lucio Battisti cura ogni aspetto degli arrangiamenti, senza delegare niente, suonando personalmente la chitarra acustica, talora le tastiere, e persino il basso e la batteria.

Nel novembre dello stesso anno esce il nuovo album di Lucio Battisti: "Il nostro caro angelo". Caratterizzato da parallelismi e simmetrie con "Il mio canto libero", tanto che alcuni lo interpretano come un seguito o un ideale complemento, è un album dalle sonorità e dagli arrangiamenti più rock ed essenziali: prevalgono chitarre elettriche e acustiche, basso e batteria, con un uso dell'elettronica importante in alcuni brani ma mai eccessivo; si riduce invece il peso di archi e fiati, punto fermo dei lavori realizzati negli anni precedenti.

Alla fine del 1974, ispirato da un viaggio in Sudamerica con Mogol, Lucio Battisti pubblica "Anima latina": probabilmente il suo disco più originale tentativo di fusione delle sonorità latine con alcune delle modalità espressive tipiche del progressive (brani lunghi, dall'orchestrazione e strumentazione estremamente composita e stratificata; ampio uso di sintetizzatori). È un disco che, come dirà lo stesso Lucio Battisti, è votato alla valorizzazione del ritmo, reso a tratti ossessivo nelle sezioni per fiati, cori e percussioni.

Tra i brani di Lucio Battisti che ottengono maggior riscontro, la stessa "Anima latina", con un testo che Mogol ritenne essere il più bello da lui mai scritto; "Due mondi", a metà strada tra il genere salsa e la tradizione sudamericana; "Anonimo", una canzone che parla dell'iniziazione di un fanciullo ai rapporti sessuali; e "Macchina del tempo", incentrato sulle estreme conseguenze dell'alienazione per sofferenza amorosa.

Nonostante l'osticità della proposta (nessuna canzone è davvero rimasta nella memoria collettiva), il disco ottiene vendite eccezionali, rimanendo in classifica per 65 settimane (a tutt'oggi il record per un disco di Lucio Battisti).

Nel 1976 il nuovo album, Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera, viene accolto molto calorosamente. Fortunato in termini di vendite.

La canzone trainante del disco (da cui segue anche un 45 giri) è "Ancora tu", ha un successo talmente grande che viene pubblicato anche oltralpe: la canzone è incisa dallo stesso Lucio Battisti in inglese (col titolo Baby it's you) in un 45 giri poco fortunato, ma il maggior successo lo otterrà nella versione spagnola col titolo De nuevo tu. In quell'anno il duo Mogol / Lucio Battisti offre a Patty Pravo "Io ti venderei", azzeccatissima per far entrare il brano nelle grazie delle femministe, allora in rivolta per le piazze italiane.

Il 1976 si conclude con due notizie choc: Lucio Battisti si sposa con la sua compagna e, coincidente con questo annuncio, viene dichiarato il suo definitivo ritiro dalla scena pubblica italiana. L'ultima tournée di Lucio Battisti è con i Formula Tre, al termine della quale il cantante annuncia in un'intervista: "Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare con il pubblico solo per mezzo del suo lavoro".

Un nuovo successo viene composto nel 1977 da Lucio Battisti, "Io tu noi tutti": otto brani preparati in Italia ma definiti e registrati negli studi RCA di Los Angeles. Spicca il singolo "Amarsi un po'" sul cui retro è inciso il pezzo più celebre dell'album, "Sì, viaggiare".

Il 1978 segna la riscoperta della vena creativa della coppia Mogol-Lucio Battisti e allo stesso tempo l'inizio del suo inesorabile declino, che porterà due anni dopo allo scioglimento di un sodalizio artistico e anche umano che era parso inossidabile.

Viene registrato da Lucio Battisti il nuovo album "Una donna per amico", stavolta in Inghilterra. Contrariamente alle sue passate abitudini, Lucio Battisti sceglie di affidarsi per la realizzazione degli arrangiamenti a produttori esterni.

Una donna per amico, in un'epoca di profonda crisi per la musica italiana da cui sembravano salvarsi solo i cantautori, è il più venduto in assoluto tra i dischi firmati Mogol-Lucio Battisti (oltre un milione di copie), e ne è estratto un singolo che rimane in testa alle classifiche per quattordici settimane: l'omonima "Una donna per amico" sul cui retro è inciso "Nessun dolore". Fra gli altri notevoli brani dell'album "Prendila così", "Aver paura d'innamorarsi troppo" e "Perché no".

Gli anni ottanta si aprono con uno scenario abbastanza drammatico per la carriera di Lucio Battisti: il suo indissolubile legame con il suo fidato paroliere Mogol comincia a vacillare. Lucio Battisti, che in questo periodo preferisce vivere nella sua Roma, ormai spedisce i provini delle sue canzoni a Mogol per posta, e questi con lo stesso mezzo gli consegna i testi. Gli effetti si sentono: verrà a mancare la carica "emozionale" propria dei lavori che i due realizzavano un tempo a stretto contatto di gomito. I brani, pur curatissimi negli arrangiamenti, assumeranno un sapore di "costruito", e faranno storcere il naso agli appassionati di Lucio Battisti.

Nel febbraio del 1980 esce "Una giornata uggiosa", l'ultimo disco di Lucio Battisti in collaborazione con Mogol, siglato sempre con la Numero Uno. Il disco, vendutissimo come il precedente, soffre forse della sopraffazione sulle melodie battistiane e della felice sintesi tra sonorità internazionali e "nostrane" che era sempre stato tra i punti di forza di Lucio Battisti.

Dopo la registrazione di "Una giornata uggiosa", Lucio Battisti scioglie per sempre il proprio sodalizio artistico con Mogol, probabilmente per dissensi sulla ripartizione dei cospicui diritti d'autore o forse per un Mogol ancorato a un universo poetico dai ben saldi punti fermi e un Lucio Battisti perennemente impegnato a innovare, a sperimentare, e a superare se stesso.

Mentre Mogol inizierà una collaborazione con Riccardo Cocciante, Lucio Battisti, continuò la sua strada con Velezia prima e con Pasquale Panella poi, soddisfacendo il suo bisogno di eslporare nuove esperienze musicali.

Dopo essersi liberato del rapporto con Mogol, Lucio Battisti nel settembre 1982 pubblica l'album "E già", lavoro che lascia spiazzato il suo pubblico: si tratta infatti di un disco fortemente sperimentale e composto di melodie brevi, dove le chitarre sono totalmente assenti.

Nel 1986, dopo ben quattro anni di silenzio, assicuratasi la collaborazione di Pasquale Panella, poeta che aveva già un'esperienza di paroliere, Lucio Battisti torna sul mercato discografico con l'album "Don Giovanni".

Il disco, quanto alla parte musicale, avrà un effetto rassicurante per il tradizionale pubblico di Lucio Battisti, proponendo melodie più classiche e complete con quelle tradizionali, non senza richiami jazz. Davvero misteriosi appaiono invece i testi di Panella, apparentemente privi di senso compiuto, densi di doppi sensi e di giochi di parole. L'abbinamento dei testi di Panella alle melodie di Lucio Battisti, susciterà un effetto surreale, che incuriosirà il pubblico e stupirà la critica. Don Giovanni ottiene grande successo di vendite (è il terzo album più venduto dell'anno), e la canzone "Le cose che pensano" si inserisce fra i classici di Lucio Battisti.

A partire da quest'anno Lucio Battisti pubblicherà con regolarità un disco ogni due anni. Nel 1988 esce l'album "L'apparenza", più complesso del precedente, dato che i testi di Panella rimangono surreali e impalpabili, e le melodie si fanno spesso impervie, ardue da memorizzare. Le conseguenze si faranno sentire in termini di vendite: "L'apparenza", pur raggiungendo anch'esso il primo posto in classifica, vende molto meno di "Don Giovanni" e incomparabilmente meno rispetto al periodo d'oro di Lucio Battisti con Mogol.

La produzione di Lucio Battisti non muterà indirizzo nei successivi lavori.

Nel 1990 Lucio Battisti cambia etichetta, abbandonando la "Numero Uno" fondata insieme a Mogol, a favore della CBS per la quale registra "La sposa occidentale", col quale Lucio Battisti non riesce a raggiungere il primo posto in classifica, a conferma del fatto che la sua difficile ricerca musicale, con risultati forse troppo avanzati, non viene compresa dalla maggior parte del suo pubblico.

Il 1992 è l'anno dell'album intitolato "Cosa succederà alla ragazza", stavolta sotto l'etichetta della Sony/Columbia. Lucio Battisti persevera sulla strada intrapresa e in particolare in questo disco, fa ricorso a ritmiche ed arrangiamenti dal suono piuttosto "duro", ormai totalmente orientati verso la techno music.

Nel 1994 esce ultimo album di Lucio Battisti, intitolato "Hegel". Anche questo disco è deludente sul piano del successo commerciale, e la critica, nonostante rimanga colpita dai richiami filosofici dei testi di Panella, biasima il ripetersi dell'eccessivo ricorso a sonorità computerizzate e il modo di cantare ormai "freddo" di Lucio Battisti.

Dopo una lunga malattia, forse motivo del suo progressivo allontanamento dalla vita pubblica, Lucio Battisti muore nell'ospedale San Paolo di Milano il 9 settembre 1998 all'età di 55 anni; ai funerali, celebratisi a Molteno, dove è sepolto Lucio Battisti, furono ammesse appena 20 persone, tra le quali Mogol, a riconferma della ricomposizione almeno umana del sodalizio. La sua tomba, molto semplice, rimane una costante meta di pellegrinaggi.

La scomparsa di Lucio Battisti suscito' notevole cordoglio e, al tempo stesso, ridestato un vero e proprio "culto" per l'artista e per la sua musica; culto che sembra non avere mai fine e che ricorda da vicino quanto già constatato per grandi artisti stranieri quali Elvis Presley, o i Beatles dopo il loro scioglimento.

Al di là della sua pur vasta produzione, sia in brani da lui direttamente incisi, sia in canzoni affidate ad altri artisti, Lucio Battisti è un artista che ha lasciato un'impronta significativa nella musica italiana contemporanea.

Lo stile compositivo di Lucio Battisti, contraddistintosi per aver saputo sapientemente coniugare la tradizione italiana con le più avanzate sonorità d'oltreoceano (da quelle Rhythm & Blues da lui predilette, sino alla disco music), insieme al particolare uso della voce, una "voce afona", usata quasi come uno strumento da parte di Lucio Battisti che ha sempre umilmente riconosciuto i propri limiti vocali, ha impresso una svolta al panorama della canzone italiana.

Le sonorità innovative degli ultimi dischi di Lucio Battisti, sono divenute patrimonio comune degli arrangiamenti delle canzoni di moltissimi artisti italiani, avverando la "profezia" del cantautore.

 

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