DALIDA
Biografia

Dalida, nome d'arte di Iolanda Cristina Gigliotti, nasce a Il Cairo, il 17 gennaio 1933 e muore a Parigi, il 3 maggio 1987.

Dalida e' stata una delle maggiori interpreti della musica popolare internazionale. Dal punto di vista timbrico la sua voce da contralto-mezzosoprano era caratterizzata da una tessitura di particolare profondità e intensità espressiva.

Secondo Daniel Lesueur, autore del libro L'argus Dalida, dal 1955 al 2004, la cantante ha venduto più di 125 milioni di dischi premiati da oltre settanta dischi d'oro, numerosi dischi di platino e quello di diamante (creato appositamente per Dalida).

Tra i molteplici riconoscimenti che le sono stati attribuiti figurano due Oscar mondiali della canzone - ricevuti nel 1963 e nel 1974 per Gigi l'amoroso - nonché, nel 1975, il Premio dell'Académie du Disque français per il brano "Il venait d'avoir 18 ans" (è stato uno fra i suoi brani più conosciuti in Italia con il titolo "18 anni" ).

Insieme a Edith Piaf, Dalida è senza ombra di dubbio la cantante che ha maggiormente contrassegnato la musica leggera transalpina del XX secolo. Dalida e' stata tête d'affiche (ovvero nome di maggior richiamo) all'Olympia, tempio della musica leggera parigina, negli anni 1961, 1964, 1967, 1971, 1974, 1977 e 1981 (si prospettava un suo ritorno per il 1987, anno della sua morte).

Nel 1975 il Québec ha indicato Dalida come personaggio più popolare, dopo Elvis Presley, e donna dell'anno insieme a Jackie Kennedy.

Nel 2006 è stato trasmesso un film-TV (regia: Joyce Bunuel) diviso in due parti e incentrato sulla vita dell'artista Dalida, per l'occasione interpretata da Sabrina Ferilli.

Lascia l'Egitto nel 1954 e si reca a Parigi dove, nel 1956, ispirandosi al film Sansone e Dalila, adotta il nome d'arte Dalila, che cambierà in seguito in Dalida.In quest'anno sale la curiosità attorno alla nuova cantante venuta dall'oriente e dalla voce calda e sensuale, ma anche con timbri androgini.

Al successo di Madona, seguono Bambino (traduzione della canzone napoletana Guaglione), lanciata da Radio Europe 1. Il successo di Bambino si rivela travolgente, tant'è Dalida diventa per i francesi mademoiselle Bambino. In brevissimo tempo sono più di 500.000 le copie dei dischi vendute in Francia (primo disco d'oro della vedette per ben 39 settimane n° 1 nelle classifiche dei dischi più venduti).

Seguono altri numerosi successi e nel 1964 Dalida è la prima donna a vincere il disco di platino per aver venduto più di 10 milioni di dischi.

Nel 1966 Dalida instaura una relazione sentimentale con il cantautore italiano Luigi Tenco. È in coppia con questi che partecipa al Festival di Sanremo del 1967 con la canzone "Ciao amore ciao", scritta dallo stesso Tenco. Pare che sia stata la stessa Dalida - ammirata dal brano dell'artista ligure, carico di riferimento alla poetica di Cesare Pavese - a partecipare anche alla versione francese del brano, per la quale viene mantenuto lo stesso titolo, e a portare la canzone in gara a Sanremo.

La giuria elimina comunque dalla finale la canzone e il 27 gennaio Luigi Tenco si suicida con un colpo di pistola alla tempia. È Dalida che, entrando nella stanza d'albergo di Tenco, lo trova rivolto per terra. Dalida, che chiedeva di bloccare il Festival, lascia la città dei fiori per volontà degli organizzatori. Il filmato della loro partecipazione al festival scomparirà dagli archivi RAI.

Un mese dopo la tragica scomparsa di Tenco, Dalida tentera' il suicidio in un Hotel di Parigi.

Il 4 agosto 1968 Dalida decide di cambiare look e di cambiare il colore dei suoi capelli, dal castano al biondo e l'adozione di un nuovo stile musicale, che renderà ancor più popolare la cantante, arrivando a consacrarla icona pop.

Nello stesso anno, Dalida partecipa a Partitissima (ex Canzonissima) dove vince con la canzone Dan dan dan. Nel ritirare il premio, Dalida afferma "Lassù qualcuno è contento" riferendosi evidentemente a Luigi Tenco. È questa una vittoria chiacchierata e sofferta perché considerata politica, dovuta più all'enorme pubblicità che il tentato suicidio le ha procurato che a meriti effettivi.

Tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, infatti, Dalida intraprende un complesso lavoro di ricerca interiore e spirituale con viaggi in Nepal ed un soggiorno in un ashram.

Dalida torna a Parigi e dichiara che, dopo aver rivisto i luoghi della sua infanzia, è stanca e incapace di riprendere la vita e i ritmi di sempre. È in questa circostanza che Dalida organizzerà il piano del suo suicidio.

Sabato 2 maggio 1987 chiama il fratello-manager Orlando che le annuncia di aver rinviato un previsto servizio fotografico a causa del freddo; la sera, Dalida dice alla cameriera che farà tardi perché ha intenzione di recarsi a teatro e le chiede di svegliarla verso le 17 del giorno successivo. In realtà, con la macchina fa il giro dell'isolato, imbuca una lettera per il fratello per poi barricarsi nella sua villa della rue d'Orchamps ed ingerire un cocktail di barbiturici.

È il 3 maggio 1987 quando, a Montmartre, Dalida si toglie la vita, a vent'anni dal primo tentativo. Accanto al corpo lascia appena un biglietto: Pardonnez-moi, la vie m'est insupportable (Perdonatemi, la vita mi è insopportabile).

 

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